Che cosa si va a vedere
I quattro siti non stanno dentro un unico recinto: sono in punti diversi della campagna di Arzachena, ognuno con il suo ingresso e la sua biglietteria, e li gestisce lo stesso ente insieme agli altri monumenti dell'area archeologica comunale. La cosa vi riguarda in pratica, perché il biglietto si può fare per un monumento solo oppure in formula cumulativa per più monumenti: conviene decidere prima quanti ne volete vedere.
Si va in macchina. Da Olbia si prende la statale per Arzachena e in poco più di mezz'ora si è alla prima biglietteria; da lì in avanti gli spostamenti fra un sito e l'altro sono di pochi chilometri, fra strade provinciali e brevi tratti sterrati.
Coddu Ecchju, la stele più alta della Sardegna
La tomba di giganti di Coddu Ecchju, che molti chiamano Coddu Vecchiu, sta in località Capichera, a sei chilometri dal centro di Arzachena. È fatta di due pezzi costruiti in momenti diversi. Il primo è il corridoio funerario, lungo dieci metri e mezzo, una allée couverte del bronzo antico. Il secondo è l'esedra, lo spazio semicircolare davanti, aggiunto quando la sepoltura venne rifatta nella forma che si vede oggi. Sulle date esatte le schede non vanno d'accordo: chi gestisce il sito mette la prima fase fra il XXI e il XIX secolo a.C. e l'esedra fra il XVIII e il XVII, altre schede spostano tutto più avanti.
Al centro dell'esedra c'è la stele: due blocchi di granito sovrapposti, centinati in alto, per 4,04 metri di altezza e quasi due di larghezza. È la più alta fra quelle finora trovate in Sardegna. In basso si apre un portello alto poco più di sessanta centimetri: davanti sono stati raccolti recipienti di ceramica, i resti dei depositi rituali che si facevano lì. Chi ci arriva dopo aver visto Su Mont'e s'Abe, alle porte di Olbia, ritrova lo stesso schema in una scala diversa.
Nel corridoio veniva sepolta la comunità intera, e gli scavi non hanno trovato differenze di trattamento fra uomini e donne, adulti e bambini, persone di rango diverso. Sopra, in origine, correva un tumulo di terra e pietrame che copriva anche le ali dell'esedra: il monumento era molto più massiccio di come lo vedete adesso.
La Prisgiona e il sentiero che lega i due siti
Seicento metri più in là, nella stessa valle, c'è il nuraghe La Prisgiona. È un nuraghe complesso: una torre centrale e due torri laterali chiuse dentro un bastione triangolare. Nella camera del piano terra si aprono tre nicchie disposte a croce, e altre se ne trovano lungo l'andito che porta dentro alla torre.
Intorno si estende il villaggio: un centinaio di capanne circolari su alcuni ettari, raggruppate in isolati e scavate solo in parte. Nel cortile c'è un pozzo profondo circa otto metri che dà ancora acqua. Dagli oggetti trovati si capisce che cosa ci si faceva dentro: ceramica prodotta sul posto, macine e grano immagazzinato, ossa di bovini, maiali e pecore, brocche askoidi da vino, strumenti per lavorare la lana, tracce di caccia e di pesca.
Nel cortile esterno una capanna viene chiamata capanna delle riunioni: dentro è stato trovato un grande vaso, frammentato, con decorazioni che in Sardegna non si erano mai viste, e l'ipotesi degli archeologi è che lì si radunassero le persone che contavano nella comunità. Il villaggio è stato abitato dal XIV secolo a.C. agli inizi dell'VIII, poi ci si è tornati molto più tardi e per poco, in età romana imperiale. Il sito si visita dal 2009. Dal parcheggio della Prisgiona parte un sentiero sterrato di circa un chilometro che porta a Coddu Ecchju: conviene farlo a piedi, perché il villaggio e la sua tomba si leggono meglio uno dietro l'altro.
Li Muri, molto prima dei nuraghi
A una decina di chilometri dal centro di Arzachena, sulle provinciali che vanno verso Luogosanto e Bassacutena, la necropoli di Li Muri è il sito più antico del parco e con i nuraghi non ha niente a che vedere: è neolitica, viene prima di tutto il resto. Si vedono cinque sepolture, quattro delle quali circondate da circoli di pietre infisse nel terreno, affiancati fra loro, con diametri fra 5,30 e 8,50 metri. La quinta venne trasformata molto più tardi, nell'età del bronzo, in una tomba a corridoio.
Al centro di ogni circolo c'è una cista, una cassa rettangolare fatta di quattro lastre di granito, che conteneva uno o due corpi rannicchiati e cosparsi di ocra rossa. Il granito rende il terreno acido e delle ossa è rimasto pochissimo. Intorno restano lastre frammentarie e piccole casse di pietra, lette come contenitori per le offerte. I corredi sono la parte che sorprende: vasi e coppe di steatite, lame di selce, accette levigate, vaghi di collana lavorati con una cura che non ci si aspetta. Oggetti da persone di rango, e da una comunità in contatto con la Corsica del sud, che sta a otto miglia di mare, e con il resto del Mediterraneo.
Sulla datazione le schede non vanno d'accordo: si va dalla seconda metà del V millennio a.C. fino al III, a seconda della fonte che si legge. In ogni caso siamo più di mille anni prima della prima torre nuragica, e questa necropoli ha dato il nome a una cultura intera, quella dei circoli megalitici, chiamata anche cultura di Arzachena. Gli scavi sono del 1939 e li fece un maestro elementare del posto, Michele Ruzzittu. Poche centinaia di metri più in là c'è la tomba di giganti di Li Lolghi, che conviene abbinare alla stessa sosta.

Malchittu, ci si arriva solo a piedi
Il tempietto di Malchittu sta a un paio di chilometri da Arzachena, sulla statale che torna verso Olbia. Davanti all'edificio non ci si arriva in auto: si lascia la macchina alla biglietteria e si sale a piedi lungo un sentiero di un chilometro e mezzo, con l'ultimo tratto in pendenza forte su roccia. Sandali e infradito qui non servono a niente.
L'edificio è un megaron: una camera rettangolare con il fondo absidato, otto metri per quattro, preceduta da un atrio quadrangolare, con i muri laterali che si prolungano oltre la facciata; in tutto quattordici metri per sei. Manca la copertura di legno, il resto sta quasi tutto in piedi. Dentro si riconoscono un bancone addossato alla parete di fondo, i sedili lungo i lati e un focolare circolare al centro. I frammenti di ceramica lo collocano al bronzo medio, fra il XVIII e il XVII secolo a.C.: una data così alta ne farebbe il più antico tempio a megaron conosciuto in Sardegna, ed è proprio per questo che viene discussa.
Come organizzare il giro
Il biglietto si fa all'ingresso di ciascun sito e l'ente che gestisce l'area archeologica vende anche formule cumulative che comprendono più monumenti del parco. Tariffe, orari e giorni di chiusura cambiano nel corso dell'anno, quindi si controllano sui canali ufficiali del Comune di Arzachena e del gestore prima di partire. Vale la pena chiedere anche delle visite guidate: senza qualcuno che spieghi, su questi siti si rischia di guardare delle pietre senza capirle.
Un ordine che funziona: partire presto da Olbia e cominciare da Malchittu, che si incontra per primo ed è l'unica salita seria della giornata, quindi meglio farla con il fresco. Poi scendere nella valle di Capichera per La Prisgiona e Coddu Ecchju, uniti dal sentiero. Chiudere con Li Muri, che sta dalla parte opposta verso l'interno, con Li Lolghi lì accanto. Due siti stanno in una mezza giornata, tutti e quattro in una giornata piena.
In luglio e agosto la massima media a Olbia supera i trenta gradi e l'ombra su questi siti è poca: acqua nello zaino, cappello, scarpe chiuse e visita al mattino. In primavera e a settembre il problema non si pone, e la campagna intorno ai circoli cambia faccia, con la macchia in fiore fra il granito e le sugherete.
Chi non ha voglia di guidare così tanto ha di che vedere anche più vicino: il pozzo sacro di Sa Testa a 6,5 chilometri da Via Sanzio, il nuraghe Riu Mulinu sul colle di Cabu Abbas a 5,8, la tomba di giganti di Su Mont'e s'Abe a 8,4, tutti ad accesso libero, e il Museo Archeologico a 3,6 chilometri. Ma i quattro monumenti di Arzachena restano l'unico posto dove, nella stessa giornata, si passa da una necropoli neolitica a un villaggio abitato fino agli inizi dell'VIII secolo a.C.
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