Filari di vite carichi di foglie verdi in un vigneto sardo, colline sfumate all'orizzonte
Filari di vite carichi di foglie verdi in un vigneto sardo, colline sfumate all'orizzontefoto: Vriullop · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Che cosa vuol dire quella sigla

La strada è stata lunga: DOC nel 1975, DOCG con il decreto dell'11 settembre 1996, e il disciplinare è stato rivisto più volte negli anni successivi. La lettera in più sta per garantita ed è il gradino più alto della piramide italiana delle denominazioni, quello con i controlli più stretti sulla produzione. In Sardegna lo ha raggiunto solo questo vino.

La zona è la Gallura, il quadrante nord orientale dell'isola: una ventina di comuni della vecchia provincia di Olbia Tempio, più un comune in provincia di Sassari. Olbia è dentro la denominazione, quindi il vino che bevete a cena è prodotto nello stesso quadrante in cui dormite. È anche la parte più granitica della Sardegna, quella dove la roccia affiora ovunque: il paesaggio in cui stanno le vigne è lo stesso che vedete dal finestrino andando verso l'interno.

Sulle uve il disciplinare è chiaro: almeno il 95% di Vermentino, con un margine fino al 5% per altre uve bianche non aromatiche ammesse in Sardegna. In pratica una bottiglia di Vermentino di Gallura è Vermentino, o quasi.

Le tipologie previste dal disciplinare

Il disciplinare prevede più versioni: la base, il Superiore, il Frizzante, lo Spumante, la Vendemmia tardiva e il Passito. Le gradazioni minime richieste salgono man mano, dalla base al Superiore fino al Passito. Se in enoteca vi trovate in mano due bottiglie che sembrano uguali e costano in modo diverso, la tipologia scritta in etichetta è il primo posto dove guardare.

Nel bicchiere il profilo tipico è un giallo paglierino con riflessi verdognoli, un naso fruttato e floreale, una bocca fresca. Può capitarvi un finale leggermente amarognolo: non è un difetto della bottiglia, è un tratto del vitigno da queste parti, tanto che il disciplinare stesso lo mette in conto parlando di un retrogusto talvolta lievemente amarognolo.

Con cosa si beve, stando a Olbia

L'abbinamento che ha più senso qui è con quello che esce dal golfo davanti alla città, dove cozze e ostriche si allevano da un secolo: la pasta alla marinara, le cozze fatte in bianco senza troppi giri, la fregula con le arselle. Sono piatti quotidiani, non da occasione, e li trovate tutto l'anno. Il vino nasce a pochi chilometri dalle file di boe che si vedono dalla strada del porto.

Un promemoria pratico vale più di una nota di degustazione: da queste parti quasi tutte le distanze si coprono in auto. Dalla casa al centro di Olbia sono 1,8 chilometri, tre minuti di macchina o una ventina di minuti a piedi, e se la cena prevede una bottiglia andarci a piedi risolve la questione alla radice. Per le cantine dell'interno, invece, chi guida al ritorno si decide prima di partire.

La sagra del Vermentino a Monti

Il paese che al Vermentino ha legato il nome è Monti, nell'entroterra: 25,7 chilometri dalla casa, 28 minuti di auto, tutti verso l'interno, lontano dal traffico costiero di agosto. La sagra si tiene la prima domenica di agosto, in serata, per le vie del paese: degustazioni, banchi di prodotti locali, musica dal vivo, gruppi folk e sfilate. In parallelo si tiene la fiera del miele e del miele amaro, con i produttori apistici del territorio, laboratori e assaggi. Il miele amaro è quello di corbezzolo, lo stesso che nelle trattorie finisce colato sulle seadas: se non l'avete mai provato, quello è il posto per togliersi il dubbio.

La manifestazione va avanti dai primi anni Novanta e ha superato la trentesima edizione. È anche una serata affollata, e il ritorno verso Olbia si fa di notte: vale la regola noiosa del guidatore sobrio. Data e programma cambiano di anno in anno, quindi controllate i canali ufficiali del comune e degli organizzatori prima di mettervi in macchina.

Il mirto, cioè un mese sotto alcol

Il mirto prima di essere un liquore è un arbusto, e lo avete già visto senza saperlo: cresce nella macchia insieme a lentisco, corbezzolo, erica arborea e ginepro, lungo quasi tutti i sentieri costieri della zona. Le bacche maturano a fine novembre e la raccolta va avanti per tutto gennaio; si fa a mano, perché sono delicate e si rovinano in fretta. È un prodotto d'inverno, anche se il bicchierino ve lo bevete a luglio.

La preparazione è semplice nella sostanza e lunga nei tempi: le bacche si mettono a macerare in alcol e acqua per almeno un mese, poi si filtra e si dolcifica con zucchero. Il mirto rosso prende il colore dagli antociani delle bacche ed è la versione considerata più pregiata, oltre che la più legata alla tradizione popolare. Il mirto bianco si ottiene da bacche depigmentate oppure, in una versione meno diffusa, dalle foglie dei giovani germogli. Il Mirto di Sardegna è iscritto nell'elenco ufficiale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, quello previsto dal decreto legislativo 173 del 1998.

La stessa pianta finisce anche nel piatto: nel porceddu le fronde di mirto si mettono sotto la carne a fine cottura, insieme ad alloro, finocchietto selvatico, rosmarino e timo, e il mirto è anche una delle legne aromatiche della brace. Il liquore si beve freddo, a fine pasto.

Cespuglio di mirto fitto di foglie verdi e bacche blu scure mature, macchia mediterranea
Cespuglio di mirto fitto di foglie verdi e bacche blu scure mature, macchia mediterraneafoto: autore non indicato · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Dove si compra, e come si porta a casa

Molte cantine della Gallura organizzano visita e degustazione, quasi sempre su prenotazione: è un modo sensato di occupare una mattina di maestrale, quando le spiagge esposte diventano poco invitanti. La telefonata conviene farla qualche giorno prima, non la sera stessa. Chi non ha voglia di guidare fino alle vigne trova Vermentino e mirto nelle rivendite di prodotti tipici e sui banchi dei produttori agricoli presenti ai mercati settimanali della zona.

Se la bottiglia deve tornare a casa con voi in aereo, tenete presente che oltre i cento millilitri i liquidi non passano il controllo del bagaglio a mano: va imbarcata in stiva e imballata bene. Se invece la aprite qui, in casa ci sono il frigorifero e il giardino privato, e per una sera di fine agosto bastano.

Dormire a Olbia

House Relax è un appartamento con ingresso indipendente e giardino privato a Olbia, a venti minuti a piedi dal centro e a pochi minuti di auto dalle spiagge del golfo. Prenotando direttamente non ci sono commissioni di intermediazione.