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La città1,8 km · 3 min dalla struttura

Olbia

Il centro è a tre minuti di auto: navi romane in museo, una basilica di granito e un corso che la sera si riempie.

Il lungomare di Olbia al tramonto, con la ruota panoramica e i palazzi affacciati sul porto
Il lungomare di Olbia al tramonto, con la ruota panoramica e i palazzi affacciati sul portofoto: per gentile concessione della proprietà

Una città a venti minuti a piedi

Il centro di Olbia dista 1,8 chilometri da Via Sanzio: tre minuti di auto, una ventina a piedi su strada pianeggiante. È la distanza giusta per uscire a cena e rientrare senza rimettere in moto la macchina.

Olbia è il principale punto di accesso al Nord Sardegna grazie al suo aeroporto internazionale e al porto collegato con la penisola. È una città vivace ma a misura d'uomo, con ristoranti tipici, locali sul lungomare, mercatini serali e servizi di ogni tipo. Dal centro storico alle spiagge di Pittulongu e Porto Istana, rappresenta il perfetto equilibrio tra comodità urbana e bellezza naturale.

L'aeroporto è a 7,1 chilometri, quattordici minuti di auto: chi atterra la sera tardi è a casa in un quarto d'ora.

La basilica romanica di San Simplicio in granito, vista di sbieco dalla piazza assolata
La basilica romanica di San Simplicio in granito, vista di sbieco dalla piazza assolatafoto: Sailko · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Il porto, che spiega tutto il resto

Il golfo è profondo e riparato, chiuso dall'isola di Tavolara e dalla penisola di Capo Ceraso. Quella conformazione racconta la storia della città meglio di qualsiasi data: qui si sono fermati i Cartaginesi, poi i Romani, e qui oggi attraccano i traghetti. Il terminal passeggeri si chiama Isola Bianca, dista 3,6 chilometri da casa e riceve le navi da Civitavecchia, Livorno, Genova e Piombino.

Dal lungomare e dalla strada del porto si vedono file di boe al largo: sono gli impianti di mitilicoltura, cozze e ostriche appese in sospensione a filari distanti circa otto metri. Nel golfo si alleva dal 1920, fra Cala Saccaia, Seno Cocciani e Sa Marinedda. Quelle cozze finiscono nei piatti quotidiani della città, spesso semplicemente alla marinara.

Il corso pedonale di Olbia con palme, dehors e il palazzo della biblioteca comunale
Il corso pedonale di Olbia con palme, dehors e il palazzo della biblioteca comunalefoto: G Da · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Le navi bruciate e il museo sull'isolotto

Il primo luglio del 1999, durante i controlli archeologici allo scavo del tunnel del porto, venne alla luce il primo scafo. Le tre campagne che seguirono, fino al 2001, riportarono alla luce ventiquattro relitti: due navi romane della seconda metà del primo secolo dopo Cristo, una decina affondate tutte insieme intorno al 450, tre di età giudicale e altre più tarde.

Le navi tardoantiche erano ormeggiate e i legni portano tracce di bruciatura. L'interpretazione corrente lega l'incendio alle incursioni vandaliche della metà del quinto secolo: quel momento segna la fine della Olbia romana. Dal deposito sono usciti timoni e alberi romani, gli unici al mondo visibili dentro un museo.

Il Museo Archeologico sta sull'isolotto di Peddone, davanti al porto vecchio, in un edificio a forma di nave ormeggiata, con oblò e passerelle sospese. Dentro, la ricostruzione di due navi mercantili incendiate, teste scultoree (fra cui una di Domiziano e una di Ercole), lucerne, monete e corredi funerari. Sono 3,6 chilometri da casa, sette minuti di auto; ingresso e orari cambiano, conviene controllarli sui canali ufficiali del Comune.

Sotto il centro, la città punica e romana

Il nome è greco e vale «felice, prospera», ma sulle origini gli archeologi discutono ancora: c'è chi ipotizza un emporio fenicio, chi una presenza greca arcaica, chi osserva che non ci sono prove. Il primo insediamento che si può chiamare città è una fondazione cartaginese del quarto secolo avanti Cristo, attorno al 340.

Nel 259 avanti Cristo Olbia è il caposaldo punico del nord dell'isola e viene attaccata dal console Lucio Cornelio Scipione: nello scontro muore il comandante cartaginese Annone, ma la città non cade. Roma arriva nel 238 e ne fa lo scalo fra la Sardegna e la penisola: gli scavi urbani hanno restituito acquedotto, terme, foro e necropoli.

La chiesa di San Paolo Apostolo sorge sulla modesta altura che era l'acropoli dell'abitato antico. Sotto l'abside, nel 1989, sono emersi resti di età ellenistica; strutture murarie di un tempio erano già state riconosciute negli scavi del 1939. Il culto è quello di Melqart, l'Eracle dei Greci e l'Ercole dei Romani, la divinità più importante della Olbia antica: la sua testa scultorea è il pezzo più noto del museo. La cupola che si riconosce da lontano è invece del 1939, rivestita di maioliche colorate solo in seguito.

San Simplicio, granito e mattoni

La basilica è a 1,9 chilometri da casa e dal centro ci si arriva a piedi. È la chiesa romanica più importante della Sardegna nord orientale ed è stata la cattedrale della città fino al 1839.

Costruita fra la fine dell'undicesimo e il dodicesimo secolo, con aggiunte fino al Duecento, è quasi interamente in granito, la pietra della Gallura, mentre gli ampliamenti successivi usano il laterizio: è questa mescolanza a distinguerla dalle altre romaniche dell'isola. Dentro, tre navate su colonne alternate a pilastri, con capitelli scolpiti a figure di rapaci e foglie d'acanto sopra fusti di pietra lavica scura. Il campanile a vela sul fianco destro è settecentesco.

L'area insiste su una necropoli romana: gli scavi hanno riportato alla luce più di quattrocento tombe. A metà maggio, con il culmine il giorno 15, si celebra la festa patronale, in gallurese Sa Festa Manna de Mesu Maju: processione con il simulacro portato a spalla, gruppi in costume da tutta la Sardegna, la sagra delle cozze, i fuochi sul mare. Date e programma cambiano ogni anno: si controllano sui canali del Comune e del comitato.

Il corso, il lungomare, i mercati

Il centro si gira a piedi in un pomeriggio. Corso Umberto è l'asse pedonale, con Piazza Regina Margherita e Piazza Matteotti aperte di lato; il lungomare corre accanto al porto ed è la passeggiata della sera. D'estate i banchi dei mercatini serali occupano il corso fino a tardi e i tavolini dei locali arrivano sul bordo della banchina.

In primavera, fra la fine di aprile e i primi di maggio, il corso ospita una manifestazione floreale: vivaisti e fioristi riempiono la via pedonale di installazioni e di banchi di fiori. Non ha una data fissa e in qualche anno ha saltato il turno: si verifica sui canali del Comune.

Per la spesa ci sono i mercati settimanali: quello grande di norma il martedì mattina nella zona di Porto Romano, un altro il sabato in via San Gallo. Formaggi, salumi, miele, conserve, pane e verdura dei produttori; per le cozze e le arselle, le pescherie del porto.

Come conviene organizzarsi

In auto il centro è a tre minuti, ma nelle ore di punta trovare posto richiede pazienza: se non avete fretta i venti minuti a piedi restano la scelta più comoda. Il trasporto urbano collega centro, porto e aeroporto, e d'estate rinforza le linee per le spiagge.

Museo, basilica e chiesa di San Paolo stanno nel raggio di due chilometri e si visitano nella stessa mattinata: è il programma comodo per il giorno dell'arrivo, quando l'appartamento vi aspetta dalle tre del pomeriggio. Il corso e il lungomare rendono di più dal tardo pomeriggio in poi.

Consigli pratici

  • A piedi. Dalla casa al centro sono venti minuti di cammino, in piano. In auto tre minuti, ma nelle sere d'estate il parcheggio in centro è la parte difficile.
  • Il mercato. Il mercato settimanale si tiene la mattina; d'estate il corso e il lungomare ospitano bancarelle serali.
  • Il museo. Il Museo Archeologico è sull'isolotto all'inizio del porto: gli orari cambiano con la stagione, conviene controllarli prima di andare.
  • Da bere e da mangiare. In centro si mangia bene sul pesce; le cozze di Olbia sono allevate qui nel golfo e in stagione le trovate ovunque.