Olbia
Il centro è a tre minuti di auto: navi romane in museo, una basilica di granito e un corso che la sera si riempie.
Una città a venti minuti a piedi
Il centro di Olbia dista 1,8 chilometri da Via Sanzio: tre minuti di auto, una ventina a piedi su strada pianeggiante. È la distanza giusta per uscire a cena e rientrare senza rimettere in moto la macchina.
Olbia è il principale punto di accesso al Nord Sardegna grazie al suo aeroporto internazionale e al porto collegato con la penisola. È una città vivace ma a misura d'uomo, con ristoranti tipici, locali sul lungomare, mercatini serali e servizi di ogni tipo. Dal centro storico alle spiagge di Pittulongu e Porto Istana, rappresenta il perfetto equilibrio tra comodità urbana e bellezza naturale.
L'aeroporto è a 7,1 chilometri, quattordici minuti di auto: chi atterra la sera tardi è a casa in un quarto d'ora.

Il porto, che spiega tutto il resto
Il golfo è profondo e riparato, chiuso dall'isola di Tavolara e dalla penisola di Capo Ceraso. Quella conformazione racconta la storia della città meglio di qualsiasi data: qui si sono fermati i Cartaginesi, poi i Romani, e qui oggi attraccano i traghetti. Il terminal passeggeri si chiama Isola Bianca, dista 3,6 chilometri da casa e riceve le navi da Civitavecchia, Livorno, Genova e Piombino.
Dal lungomare e dalla strada del porto si vedono file di boe al largo: sono gli impianti di mitilicoltura, cozze e ostriche appese in sospensione a filari distanti circa otto metri. Nel golfo si alleva dal 1920, fra Cala Saccaia, Seno Cocciani e Sa Marinedda. Quelle cozze finiscono nei piatti quotidiani della città, spesso semplicemente alla marinara.

Le navi bruciate e il museo sull'isolotto
Il primo luglio del 1999, durante i controlli archeologici allo scavo del tunnel del porto, venne alla luce il primo scafo. Le tre campagne che seguirono, fino al 2001, riportarono alla luce ventiquattro relitti: due navi romane della seconda metà del primo secolo dopo Cristo, una decina affondate tutte insieme intorno al 450, tre di età giudicale e altre più tarde.
Le navi tardoantiche erano ormeggiate e i legni portano tracce di bruciatura. L'interpretazione corrente lega l'incendio alle incursioni vandaliche della metà del quinto secolo: quel momento segna la fine della Olbia romana. Dal deposito sono usciti timoni e alberi romani, gli unici al mondo visibili dentro un museo.
Il Museo Archeologico sta sull'isolotto di Peddone, davanti al porto vecchio, in un edificio a forma di nave ormeggiata, con oblò e passerelle sospese. Dentro, la ricostruzione di due navi mercantili incendiate, teste scultoree (fra cui una di Domiziano e una di Ercole), lucerne, monete e corredi funerari. Sono 3,6 chilometri da casa, sette minuti di auto; ingresso e orari cambiano, conviene controllarli sui canali ufficiali del Comune.
Sotto il centro, la città punica e romana
Il nome è greco e vale «felice, prospera», ma sulle origini gli archeologi discutono ancora: c'è chi ipotizza un emporio fenicio, chi una presenza greca arcaica, chi osserva che non ci sono prove. Il primo insediamento che si può chiamare città è una fondazione cartaginese del quarto secolo avanti Cristo, attorno al 340.
Nel 259 avanti Cristo Olbia è il caposaldo punico del nord dell'isola e viene attaccata dal console Lucio Cornelio Scipione: nello scontro muore il comandante cartaginese Annone, ma la città non cade. Roma arriva nel 238 e ne fa lo scalo fra la Sardegna e la penisola: gli scavi urbani hanno restituito acquedotto, terme, foro e necropoli.
La chiesa di San Paolo Apostolo sorge sulla modesta altura che era l'acropoli dell'abitato antico. Sotto l'abside, nel 1989, sono emersi resti di età ellenistica; strutture murarie di un tempio erano già state riconosciute negli scavi del 1939. Il culto è quello di Melqart, l'Eracle dei Greci e l'Ercole dei Romani, la divinità più importante della Olbia antica: la sua testa scultorea è il pezzo più noto del museo. La cupola che si riconosce da lontano è invece del 1939, rivestita di maioliche colorate solo in seguito.
San Simplicio, granito e mattoni
La basilica è a 1,9 chilometri da casa e dal centro ci si arriva a piedi. È la chiesa romanica più importante della Sardegna nord orientale ed è stata la cattedrale della città fino al 1839.
Costruita fra la fine dell'undicesimo e il dodicesimo secolo, con aggiunte fino al Duecento, è quasi interamente in granito, la pietra della Gallura, mentre gli ampliamenti successivi usano il laterizio: è questa mescolanza a distinguerla dalle altre romaniche dell'isola. Dentro, tre navate su colonne alternate a pilastri, con capitelli scolpiti a figure di rapaci e foglie d'acanto sopra fusti di pietra lavica scura. Il campanile a vela sul fianco destro è settecentesco.
L'area insiste su una necropoli romana: gli scavi hanno riportato alla luce più di quattrocento tombe. A metà maggio, con il culmine il giorno 15, si celebra la festa patronale, in gallurese Sa Festa Manna de Mesu Maju: processione con il simulacro portato a spalla, gruppi in costume da tutta la Sardegna, la sagra delle cozze, i fuochi sul mare. Date e programma cambiano ogni anno: si controllano sui canali del Comune e del comitato.
Il corso, il lungomare, i mercati
Il centro si gira a piedi in un pomeriggio. Corso Umberto è l'asse pedonale, con Piazza Regina Margherita e Piazza Matteotti aperte di lato; il lungomare corre accanto al porto ed è la passeggiata della sera. D'estate i banchi dei mercatini serali occupano il corso fino a tardi e i tavolini dei locali arrivano sul bordo della banchina.
In primavera, fra la fine di aprile e i primi di maggio, il corso ospita una manifestazione floreale: vivaisti e fioristi riempiono la via pedonale di installazioni e di banchi di fiori. Non ha una data fissa e in qualche anno ha saltato il turno: si verifica sui canali del Comune.
Per la spesa ci sono i mercati settimanali: quello grande di norma il martedì mattina nella zona di Porto Romano, un altro il sabato in via San Gallo. Formaggi, salumi, miele, conserve, pane e verdura dei produttori; per le cozze e le arselle, le pescherie del porto.
Come conviene organizzarsi
In auto il centro è a tre minuti, ma nelle ore di punta trovare posto richiede pazienza: se non avete fretta i venti minuti a piedi restano la scelta più comoda. Il trasporto urbano collega centro, porto e aeroporto, e d'estate rinforza le linee per le spiagge.
Museo, basilica e chiesa di San Paolo stanno nel raggio di due chilometri e si visitano nella stessa mattinata: è il programma comodo per il giorno dell'arrivo, quando l'appartamento vi aspetta dalle tre del pomeriggio. Il corso e il lungomare rendono di più dal tardo pomeriggio in poi.
Consigli pratici
- A piedi. Dalla casa al centro sono venti minuti di cammino, in piano. In auto tre minuti, ma nelle sere d'estate il parcheggio in centro è la parte difficile.
- Il mercato. Il mercato settimanale si tiene la mattina; d'estate il corso e il lungomare ospitano bancarelle serali.
- Il museo. Il Museo Archeologico è sull'isolotto all'inizio del porto: gli orari cambiano con la stagione, conviene controllarli prima di andare.
- Da bere e da mangiare. In centro si mangia bene sul pesce; le cozze di Olbia sono allevate qui nel golfo e in stagione le trovate ovunque.