Porto Cervo
Il paese disegnato negli anni Sessanta: la piazzetta di Vietti, il porto vecchio, le regate di settembre e le calette intorno a Capo Ferro.
Quarantacinque minuti verso nord
Da Via Sanzio si va verso nord e si arriva a Porto Cervo in trentasei chilometri scarsi, che in auto diventano tre quarti d'ora: i due numeri dicono già che l'ultimo tratto è una strada di curve. Mettete in conto un'ora e mezza fra andata e ritorno.
Simbolo della Costa Smeralda, Porto Cervo è sinonimo di eleganza e mare cristallino. Boutique esclusive, yacht nel porto turistico e calette spettacolari rendono questa località unica nel Mediterraneo. Ideale per passeggiate serali tra piazzette curate, ristoranti raffinati e panorami mozzafiato sul mare turchese.
C'è però una cosa che cambia il modo di guardarlo: Porto Cervo non è un borgo di pescatori cresciuto nei secoli, è un paese disegnato a tavolino negli anni Sessanta. Il nome viene dalla forma dell'insenatura, che vista dall'alto ricorda un cervo.

Un paese nato nel 1962
Si racconta che il principe Karim Aga Khan IV sia capitato per caso su quelle coste con la barca, sorpreso da un temporale. È il racconto di fondazione del posto, non la cronaca: a parlargli di quel tratto di Gallura fu il finanziere inglese John Duncan Miller, nei circoli finanziari londinesi, e alla fine degli anni Cinquanta l'Aga Khan ci arrivò via mare. La frase con cui l'ha raccontata lui è rimasta: arrivò con quattro o cinque amici su una barca di dodici metri, e non c'era niente.
Il Consorzio Costa Smeralda nasce a Olbia il 14 marzo 1962, in Corso Umberto, davanti a un notaio, con cinque soci oltre all'Aga Khan: Patrick Guinness, Felix Bigio, lo stesso Miller, André Ardoin e René Podbielski. L'obiettivo dichiarato non era costruire il più possibile ma tenere insieme architettura e paesaggio. Tre giorni dopo si riunisce per la prima volta il comitato di architettura, l'organo che da allora esamina ogni singolo progetto del comprensorio: è il motivo per cui, sessant'anni dopo, questa costa ha ancora un aspetto omogeneo.

Alisarda, la compagnia aerea voluta dall'Aga Khan che sarebbe poi diventata Meridiana, nasce nel marzo 1963. L'anno dopo, nel 1964, riapre l'aeroporto di Venafiorita a Olbia e viene inaugurato Porto Cervo. Senza quei voli la Costa Smeralda non sarebbe esistita, ed è anche la ragione per cui oggi si atterra a sette chilometri da casa.
La piazzetta, e l'anno passato a fotografare la Sardegna
Gli architetti chiamati furono quattro: Luigi Vietti, Jacques Couëlle, Michele Busiri Vici, Antonio Simon Mossa. Il primo anno lo passarono a girare l'isola, fotografando portali, balconi, inferriate, intonaci, per mettere insieme una specie di repertorio dell'architettura sarda. Lo stile che ne uscì viene da lì: volumi irregolari, tetti in coppi, colori del paesaggio intorno.
Il nome Costa Smeralda lo propose Vietti, guardando il colore dell'acqua, e suo è il disegno di Porto Cervo, costruito attorno alla piazzetta. Camminandoci ve ne accorgete subito: non c'è una via principale da percorrere in linea retta, e i negozi e i luoghi di ritrovo stanno al centro del paese invece che lungo una strada di passaggio.
Quello che si vede oggi è uno spazio aperto verso il mare: pavimento in cotto, scalinate, passaggi coperti e archi che spostano il punto di vista a ogni svolta. Spigoli vivi quasi non ce ne sono. La chiesa Stella Maris, di Michele Busiri Vici, è stata inaugurata nel 1968: se avete tempo per un edificio solo, è quello.
Il porto vecchio e il ponte di legno
Il porto è diviso in due. Il porto vecchio, chiamato anche molo est, è la parte storica: lavora solo d'estate, da giugno a settembre, e oltre alle barche ospita i banchi che la sera riempiono la banchina. La marina nuova, sul lato interno, resta aperta tutto l'anno ed è quella cresciuta con gli ampliamenti degli anni Ottanta. Insieme arrivano a circa settecento posti barca.
Le due parti sono unite da una passerella di legno, il punto più fotografato della costa: dall'alto si vedono insieme gli ormeggi, il paese e l'imbocco dell'insenatura. Pontili e banchine restano però aree private: si guarda dal camminamento, non si sale a bordo di niente.
Le regate
Qui ha sede lo Yacht Club Costa Smeralda, fondato nel 1967, e gli appuntamenti che tornano con regolarità sono tre.
Fra fine maggio e i primi di giugno si corre una regata di superyacht, barche molto grandi che navigano fra le isole dell'arcipelago di La Maddalena. Nella prima metà di settembre è il turno della Maxi Yacht Rolex Cup, riservata agli scafi sopra i diciotto metri: si tiene qui dal 1980 e mette in acqua una cinquantina di barche. A metà settembre, ma solo negli anni pari, si aggiunge la Rolex Swan Cup, il raduno delle barche di un unico cantiere.
Si guarda da terra, dal porto o dai punti panoramici lungo la strada costiera; le aree del club e le banchine restano riservate. Date e programmi cambiano ogni anno: controllate i canali ufficiali dello Yacht Club prima di mettervi in macchina.
Le spiagge del promontorio
Il mare più vicino al paese sta a un paio di chilometri. Cala Granu è un chilometro a nord: una conca chiusa da rocce di granito, sabbia chiara e fondale che degrada piano. Poco più su c'è Liscia di Vacca, sabbia mista a ghiaia piccola fra i graniti; insieme a Cala Granu forma il promontorio di Capo Ferro.
Sul lato sud, a circa tre chilometri, ci sono le due spiagge del Pevero: il Piccolo Pevero è una caletta stretta fra la macchia, il Grande Pevero è la più nota del paese. Sono spiagge senza servizi diffusi, quindi acqua e ombrellone conviene portarseli.
Le spiagge grandi della Costa Smeralda, cioè Capriccioli, Liscia Ruja e la spiaggia del Principe, stanno più a sud lungo la stessa strada, e le trovate raccontate una per una nella pagina dedicata a Capriccioli e La Maddalena.
Quando andarci, e quando no
Il consiglio pratico è uno e vale più di tutto il resto: andateci di sera, e non andateci ad agosto. La piazzetta è costruita per la luce bassa, quando le scalinate e i passaggi coperti si accendono e la temperatura scende. A mezzogiorno, sotto il sole pieno, rende molto meno.
Ad agosto tutta la costa si concentra qui: la strada si allunga, i parcheggi si riempiono e il paese si attraversa a passo d'uomo. Giugno e settembre sono più comodi. A settembre in particolare l'acqua è ancora quella di fine estate, mentre l'aria cala di qualche grado, la costa si svuota e in porto ci sono le regate.
Un'ultima cosa: il ritorno si fa al buio, su una strada che di notte chiede più attenzione dell'andata. Quando rientrate a Olbia, però, l'auto si lascia in strada davanti a casa, senza pedaggi e senza disco orario.
Consigli pratici
- Andateci nel tardo pomeriggio. La piazzetta si riempie verso sera e la luce sul porto è la cosa migliore della giornata.
- Il parcheggio. Nei mesi di punta i posti vicino al porto sono a pagamento e finiscono presto: si arriva presto o si lascia l'auto più lontano.
- Non serve una barca. La chiesa di Stella Maris, il porto vecchio e le calette intorno si visitano a piedi, e non costano niente.
- Le regate. Fra fine maggio e settembre a Porto Cervo si tengono le regate dei grandi yacht: dalle scogliere intorno al porto si guardano gratis. Le date le pubblica ogni anno lo yacht club.